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NEV-CS82 - "NO" AL CROCIFISSO IN CLASSE

Nel silenzio dei media, i protestanti accolgono con favore la sentenza di Strasburgo I commenti di valdesi, battisti, luterani, evangelicali. Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI): "Il solo fatto che cristiani siano a favore di questa sentenza dovrebbe già fare notizia"
Roma, 4 novembre 2009 (NEV-CS82) - Grande spazio all'inquietudine dei cattolici, nessuna attenzione al plauso dei protestanti italiani. All'indomani della sentenza sul crocefisso a scuola del tribunale per i diritti umani di Strasburgo, si conferma e si rafforza il giudizio favorevole dei protestanti italiani, giudizio sostanzialmente ignorato dalle grandi testate giornalistiche.
"Eppure è una notizia il fatto che dei cristiani plaudano a una sentenza che altri cristiani invece criticano vigorosamente", ha affermato Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) che, con un comunicato diffuso ieri, aveva già espresso il suo parere positivo sulla sentenza. Così aveva fatto anche la moderatora della Tavola valdese, pastora Maria Bonafede, dichiarando: "È una sentenza che tutela i diritti di chi crede, di chi crede diversamente dalla maggioranza e di chi non crede. Ancora una volta emerge la fragilità, logica prima e giuridica dopo, della tesi secondo cui il crocefisso imposto nelle aule italiane non è un simbolo religioso ma sarebbe l'espressione della cultura nazionale. La sfida oggi è invece quella del pluralismo delle culture e della convivenza tra chi crede e chi non crede nel quadro del valore costituzionale della laicità".
Sulla stessa linea la presidente dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI), la pastora Anna Maffei: “Ridurre Cristo crocifisso in un segno di appartenenza che marca il territorio di uno Stato e difenderlo come simbolo nazionale significa aver completamente travisato la fede cristiana. Cristo si affidò ad una parola nuda da annunciare, non a simboli nazionali da preservare. I cristiani dovrebbero farsi portatori disarmati di questa parola e non pretendere niente".
Il pastore Holger Milkau, decano della Chiesa evangelica luterana in Italia (CELI), invitando al confronto sereno e dialogico, sostiene che "lo spazio pubblico non è il luogo dove esprimere prepotenze. Ovviamente la croce e il crocifisso sono simboli fondamentali del cristianesimo, ma non devono diventare motivo per oppressioni o liti".
Positivo anche il giudizio del teologo valdese Paolo Ricca: “Ritengo la sentenza della Corte Europea un provvedimento giusto – ha affermato -. In una situazione di pluralismo religioso mi sembra che tale decisione debba essere adottata anche negli uffici pubblici, come le aule dei tribunali, e non solo in quelle scolastiche”.
Anche l'Alleanza evangelica Italiana (AEI) con un comunicato diffuso oggi valuta "molto positivamente" la sentenza della Corte Europea.
L'"Associazione 31 Ottobre per una scuola laica e pluralista degli evangelici italiani" ritiene che questa sentenza sia un'opportunità per il nostro paese di "sprovincializzarsi". Il suo presidente, Nicola Pantaleo, ha dichiarato: "Sostenere che il crocifisso costituisce un dato culturale e storico più che religioso, connaturato all’italianità, è dire il falso e forzare l’evidenza dei fatti. Si dimentica che esso è stato imposto dal fascismo assieme al ritratto del Duce e alla dichiarazione del cattolicesimo come religione di Stato con tutte le perniciose conseguenze che ne sono derivate per la libertà del nostro paese. Si dimentica altresì che la revisione del Concordato del 1984 ha modificato sensibilmente la situazione, cancellando la religione di Stato e rendendo facoltativo l’insegnamento della religione cattolica. Sappiamo che molto difficilmente vedremo i crocifissi rimossi dalle aule nel prossimo futuro ma resta intatto il riconoscimento di un principio sacrosanto in una società moderna e multiculturale, quello per cui nozioni, simboli e riti di una determinata fede religiosa non possono abitare nei luoghi aperti a tutti, che siano scuole, ospedali, uffici o tribunali".