Interpellanza sulla legge veneta anti-moschee

 

Roma, 20 aprile 2016 (NEV/CS24) – "Una legge che trattando di materia urbanistica in realtà finisce con il negare il principio costituzionale della libertà religiosa e di culto". Così l'on. Luigi Lacquaniti ha introdotto la conferenza stampa di presentazione dell'interpellanza parlamentare - promossa dallo stesso Lacquaniti insieme all'on. Khalid Chaouki entrambi deputati del PD - sulla nuova legge "anti-moschee" approvata lo scorso 4 aprile dalla Regione Veneto. "Una legge che, seppure con alcuni accorgimenti diversi, ricalca di fatto quella della Regione Lombardia sulla stessa materia, recentemente bocciata dalla Corte costituzionale perché lesiva del principio della libertà di culto", ha detto Lacquaniti, aggiungendo: "Il nostro intento, oltre all'interpellanza al Ministro dell'Interno, è far sì che il governo impugni la legge veneta come già fatto per quella lombarda".

 

Intervenendo alla conferenza stampa, il pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), ha ribadito il giudizio già espresso all'indomani dell'approvazione della legge veneta: "Una legge sbagliata che aumenterà la ghettizzazione delle comunità religiose di minoranza". In particolare, Negro ha ricordato la norma che impone la costruzione di nuovi locali di culto nelle sole zone "F", cioè nelle periferie delle città lontano dai centri cittadini. "La conseguenza è che invece di promuovere l'integrazione e lo scambio interculturale e interreligioso il provvedimento favorisce la crescita di aree chiuse, autoreferenziali e distaccate dal tessuto sociale della città". Una legge "pensata contro le minoranze religiose" che limita ancor di più i diritti di quelle confessioni che non hanno un'Intesa con lo Stato, come per esempio, molte chiese evangeliche costituite da immigrati.

Il professor Roberto Zaccaria, docente di Diritto costituzionale all'Università di Firenze, ha ricordato come la discrezionalità delle leggi regionali che, partendo da loro precise competenze di governo del territorio finiscono poi per legiferare su materie di pertinenza dello Stato, sia possibile anche "per l'assenza di una legge generale sulla libertà religiosa che dia concretezza giuridica ai diritti sanciti dalla Costituzione". Ancora oggi, infatti, l'impianto generale della normativa risale alle leggi fasciste sui "Culti ammessi" del 1929-30.

Il presidente della comunità islamica di Verona, Mohsen Khochali ha lamentato "il clima pesante che coinvolge le comunità musulmane in Italia, oggetto di discriminazioni e di offese, utilizzate come 'capro espiatorio'" in un periodo di crisi nazionale e internazionale. Questo clima, ben rappresentato dalle limitazioni al diritto di culto contenute nella legge della Regione Veneto, "costituisce un pericolo per i valori umani e universali dello Stato laico".

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