Sgomenti ma determinati

 

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COMUNICATO STAMPA

MIGRANTI

Guerra di religione sulle carrette del mare?

"Sgomenti ma determinati" - di Paolo Naso

Un commento evangelico alla notizia dei 12 cristiani uccisi in mare da compagni di viaggio musulmani

Roma, 17 aprile 2015 (NEV/CS25) - Pubblichiamo di seguito il commento di Paolo Naso, coordinatore della Commissione studi della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), alla notizia relativa ai 12 cristiani migranti, nigeriani e ghanesi, gettati in mare dai loro compagni di viaggio musulmani: "Incoraggiamo i nostri interlocutori musulmani a pregare insieme a noi per le vittime cristiane. In queste ore, questo esigiamo".

Sgomenti ma determinati
di Paolo Naso, coordinatore Commissione studi Federazione delle chiese evangeliche in Italia

Sgomento. E' questa la prima emozione che proviamo apprendendo ieri che in pieno Mediterraneo dodici persone sono state uccise da compagni di viaggio che, come loro, cercavano di raggiungere l'Europa con mezzi di fortuna, i famosi barconi che ormai quasi ogni giorno approdano sulle coste siciliane. Persone, profughi, vittime uccise perché cristiani; massacrate da altre persone, altri profughi ed altre vittime di un dio spietato e miserevole che sembra pretendere il sangue delle sue creature per affermare la propria grandezza. Siamo sgomenti perché da anni accogliamo questi migranti, e nei loro occhi leggiamo paura, dolore, memoria di sofferenze e tragedie che li hanno spinti a imbarcarsi su una zattera, affidando la loro vita a persone senza scrupoli, ciniche e violente. E la sola idea che persone così abbiano potuto compiere un gesto così disgraziato e disumano ci dà la misura dell'abisso sociale e morale da cui provengono.
Determinazione. Ma non saranno fatti di questo tipo a cambiare la determinazione con cui da anni come evangelici affermiamo e pratichiamo l'accoglienza nei confronti dello straniero, dell'orfano, della vedova. E a quasi un anno dall'avvio del nostro progetto Mediterraen Hope abbiamo imparato a dare un nome e un volto a questi stranieri, a questi orfani e a queste vedove: sia quando escono dal Centro di soccorso di Lampedusa - di nuovo affollato di profughi - che quando arrivano nella Casa delle culture che opera a Scicli (RG). Altri ancora gli incontriamo nei vari centri che le chiese evangeliche hanno predisposto in varie città italiane. No, non sarà la brutalità degli empi che uccidono nel nome di un dio violento, che ci indurrà a rinunciare all'idea che Dio è prima di tutto amore, e amore verso il nostro prossimo, come noi creato a sua immagine e somiglianza.
Dialogo. Ma proprio perché in questi anni abbiamo conosciuto musulmani e comunità islamiche che con noi hanno condiviso un cammino di dialogo e di testimonianza per la giustizia e la pace, oggi affermiamo di non voler rinunciare alla loro compagnia. È proprio nei giorni tristi della divisione e dell'odio che il valore del dialogo compassionevole si fa più prezioso. E quindi avanti tutta, incoraggiando i nostri interlocutori musulmani a pregare insieme a noi per vittime che sono cristiane ma, oltre a questo e più che questo, sono state esseri umani ai quali avremmo dovuto garantire protezione, assistenza, rispetto. Questo oggi chiediamo e in queste ore, nella fraternità che abbiamo costruito in questi anni, questo esigiamo. Non solo per un pietoso dovere di memoria ma è perché è piangendo insieme quelle vittime che potremo testimoniare che Dio è prima di tutto amorevole, clemente e misericordioso (agenzia nev-notizie evangeliche, 17 aprile 2015).

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