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Unioni gay


Il presidente FCEI Aquilante: distinguere tra fede e norme dello Stato



Roma (NEV), 9 giugno 2010 - Dopo la benedizione di una coppia omosessuale avvenuta nella chiesa valdese di Trapani, è riesploso il dibattito pubblico su temi delicati e sensibili come quello del riconoscimento delle unioni civili dello stesso sesso o del matrimonio omosessuale.

"In questo quadro – ha affermato oggi il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), il pastore Massimo Aquilante - ribadiamo il nostro convincimento che le leggi sulla materia debbano rispettare il principio costituzionale di uguaglianza e pari dignità di ogni cittadino e cittadina. Al tempo stesso su questa materia ci richiamiamo anche al principio di laicità che impone una distinzione tra le norme dello Stato, che devono essere adottate nell'interesse generale e nel rispetto delle identità e dei diritti di ciascuno, e le scelte etiche e morali che si affidano alle singole coscienze o all'azione delle varie comunità di fede.

E' sulla base di questi principi di uguaglianza e di laicità che in passato abbiamo aderito ad appelli e iniziative per il diritto al riconoscimento civile delle unioni dello stesso stesso. Diritto che riaffermiamo anche oggi da credenti evangelici, convinti che la grazia in Cristo liberamente ricevuta per mezzo della fede, non detti un codice di comportamento civile, bensì indichi a ognuno di noi una strada da percorrere con discernimento e senso di responsabilità".

 

Unioni gay. Maria Bonafede precisa: "non si tratta di matrimonio"

 

Roma (NEV), 9 giugno 2010 – In seguito alla notizia - battuta ieri dalle agenzie e ampiamente ripresa sulla stampa - riferita alla benedizione di una coppia lesbica avvenuta due mesi fa da parte del pastore valdese di Trapani, Alessandro Esposito, ed erroneamente spacciata per "matrimonio tra gay", la pastora Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese (organo esecutivo dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi) con un comunicato stampa diffuso ieri ha precisato quanto segue:

"Nella chiesa valdese di Trapani è stata invocata la benedizione su due donne evangeliche tedesche, anche se non appartenenti alla chiesa valdese, il cui legame affettivo era stato già validato in Germania con la stipula di una unione civile. Pertanto non si è celebrato alcun matrimonio ma si è pregato con convinzione e affetto per due persone che si impegnavano a vivere insieme la loro vita.

L’ordinamento della Chiesa valdese non contempla la celebrazione di matrimoni di persone dello stesso sesso, né la chiesa ha mai assunto una posizione sul tema del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Nelle nostre chiese però si è cominciato a dibattere della possibilità di testimoniare anche a livello liturgico dell’accoglienza e del riconoscimento di unioni di vita di persone dello stesso sesso.

Come già affermato nel Sinodo valdese congiunto con le chiese battiste nel 2007: ‘La relazione umana d'amore, vissuta in piena reciprocità e libertà, è sostenuta dalla promessa di Dio’. Questo tema così delicato giungerà anche all’esame del prossimo Sinodo delle chiese valdesi e metodiste. Per la Chiesa valdese e i suoi pastori resta il mandato evangelico a predicare la grazia dell’amore di Dio su tutti i suoi figli e le sue figlie. Questa grazia è stata invocata anche nel corso della benedizione impartita nella chiesa di Trapani".

In contemporanea anche il senatore Lucio Malan, intervenendo come membro della chiesa valdese, ha diffuso un suo comunicato stampa teso a chiarire l'equivoco alimentato da certa stampa, ricordando tuttavia che, di fatto, l'ordinamento valdese non prevede ad oggi la benedizione di coppie gay: "Solo il Sinodo, con decisione conforme delle due sessioni, europea e sudamericana, potrebbe – in via teorica – introdurre innovazioni del genere in quanto 'massima autorità umana della Chiesa in materia dottrinaria, legislativa, giurisdizionale e di governo'".

 

Per informazioni:
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