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Bioetica/1
Gli evangelici intervengono sul testamento biologico. Domenico Maselli: “Il parlamento agisca laicamente”
Roma (NEV), 11 febbraio 2009 - La morte di Eluana segna l'inizio di un confronto politico sul testamento biologico su questo tema interviene oggi il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Domenico Maselli. “Come evangelici – ha affermato - nelle scorse settimane abbiamo cercato di affermare due principi: quello dell'amore e della compassione per un corpo sfinito che veniva tenuto in vita in omaggio ad un astratto principio biologico ed a una pratica di accanimento respinta da Eluana e dalla sua famiglia. Al tempo stesso abbiamo cercato di riaffermare i principi di laicità dello Stato e quindi la legittimità dell'operato della famiglia Englaro che ha agito sulla base della sentenza di un tribunale dello Stato. Purtroppo queste posizioni sono state intenzionalmente ignorate dalla stampa che ha ridotto il confronto a una disputa tra “cattolici” e “laici”.
Oggi – prosegue Maselli - interveniamo per richiamare nuovamente i legislatori a quel principio costituzionale di laicità che impone loro di approvare una legge che sia il frutto di un libero confronto tra diverse sensibilità politiche, etiche e religiose e non la schematica trasposizione giuridica delle tesi cattoliche sulla vita e sulla morte.
Per questo – conclude il presidente della FCEI - auspichiamo un confronto davvero pluralistico e non affrettato: su un tema così delicato dal Parlamento ci aspettiamo una norma ponderata e attenta alle diverse sensibilità che si esprimono nella società italiana”.
Bioetica/2. Testamento biologico: sì a un confronto laico e pluralista.
La voce unanime degli evangelici
Roma (NEV), 11 febbraio 2009 - “L'Italia non è uno stato etico, non ha una religione ufficiale legittimata ad imporre valori e norme universali” – ribadisce Maria Bonafede, moderatora della Tavola valdese, in un editoriale pubblicato oggi sul quotidiano Liberazione. Per noi valdesi e metodisti “la vita è un dono e una grazia di Dio, che si vive nella relazione con il prossimo e con il Signore che ci ha creati. Ma la vita biologica – un cuore che pulsa in un corpo spento e mantenuto vitale solo con degli artifici – è un'altra cosa. Insomma da credenti – conclude la moderatora - sentiamo il pericolo di un'idolatria biologica che finisce per essere strettamente apparentata all'accanimento terapeutico”.
Sul tema è intervenuto anche l'Unione italiana delle chiese cristiane avventistedel 7° giorno (UICCA) ribadendo “che la libertà del vangelo impone il rispetto della coscienza di uomini e donne che, credenti e non credenti, affrontano le tragedie della vita”, ricorda che tutte le confessioni religiose si devono astenere “dall'ingerirsi nelle decisioni prese dai diversi poteri di uno Stato laico come quello italiano e che in materia di coscienza e di fede nessuno può imporre con la coercizione convinzioni ispirate a qualsiasi credo”.
Guardando al futuro e quindi al dibattito sul testamento biologico, è intervenuto anche il Centro Studi di etica e bioetica collegato con l'Istituto di formazione evangelica e documentazione (IFED) di Padova che, in altre occasioni sui temi etici aveva espresso posizioni diverse da quelle delle denominazioni evangeliche raccolte nella Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI): in un comunicato l'IFED denuncia la “cieca biolatria cattolica che considera la vita un assoluto astratto” e l'“egolatria laica che piega tutto all'autodeterminazione degli individui. Solo un'etica in grado di collegare le norme morali alle situazioni particolari e alle legittime convinzioni personali – conclude – può trovare un punto di equilibrio virtuoso di fronte alle scelte gravose che le sfide di bioetica presentano. In questa prospettiva “invita il Parlamento a non intervenire in maniera emotiva, affrettata e segnata da agende politiche esterne”, ed auspica “una discussione aperta a tutte le componenti della società, compresa quella evangelica”.