stampa questa pagina

Diritti
Le chiese celebrano i 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani
Roma (NEV), 10 dicembre 2008 - Conferenze, dibattiti, culti pubblici e incontri di preghiera. Sono solo alcune delle iniziative organizzate dalle chiese cristiane di tutto il mondo per celebrare i 60 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani, adottata dall'Assemblea generale dell'ONU il 10 dicembre 1948.
“Come cristiani crediamo che la creazione degli esseri umani a immagine e somiglianza di Dio costituisca la dignità di ogni individuo”. È quanto si legge nel materiale prodotto – un segnalibro e una preghiera da utilizzarsi nel culto (www.cec-kek.org, anche in traduzione italiana) – dal Gruppo di lavoro sui diritti umani e sulla libertà religiosa della Conferenza delle chiese europee (KEK). “Il nostro impegno come cristiani nella lotta per la dignità umana – si legge ancora nel materiale della KEK - aspira a eliminare dal nostro mondo la tortura, la persecuzione, la negazione dei bisogni primari per vivere, il pregiudizio, la crudeltà e tutte le altre violazioni dei diritti umani”. Il Gruppo di lavoro della KEK sta inoltre preparando un manuale sui diritti umani ad uso delle chiese locali.
La celebrazione dell'anniversario è invece occasione per la Commissione delle chiese per i migranti in Europa (CCME) per invitare tutte le persone di buona volontà a pregare “per i rifugiati e i richiedenti asilo che fuggono dalla violenza e dalla persecuzione, affinché possano essere accolti e sentirsi sicuri”.
La Comunità delle chiese protestanti in Europa (CPCE) riprende l'impegno ecumenico per i diritti umani sancito dalla Carta ecumenica - il documento firmato nel 2001 da protestanti, ortodossi, cattolici romani e vetero cattolici di tutto il continente -, il cui articolo 7 recita: “Sul fondamento della nostra fede cristiana, ci impegniamo per un’Europa umana e sociale, in cui si facciano valere i diritti umani e i valori basilari della pace, della giustizia, della libertà, della tolleranza, della partecipazione e della solidarietà”. In un proprio comunicato, il Presidio del CPCE sottolinea il carattere universale dei diritti umani, validi al di là di ogni cultura e di ogni autorità costituita, riguardanti ogni singola persona nella sua dimensione di individuo (www.leuenberg.eu).
La Federazione luterana mondiale ha edito un numero speciale del proprio “Lutheran World Information” dedicato all'anniversario. Il titolo della rivista – che può essere scaricata dal sito www.lutheranworld.org – è “Dacci oggi i nostri diritti umani”, un riferimento esplicito alla richiesta del pane quotidiano nel Padre nostro, versetto biblico che lo stesso Lutero accostava ai diritti della persona. Altro materiale liturgico e omiletico è reperibile presso il sito della Federazione battista europea (FBE): www.efb.org
Diritti/2. Anna Maffei. Un grido di vergogna contro l'indifferenza per i diritti violati
Dallo Zimbabwe al Congo, negato a milioni di persone il diritto alla sopravvivenza
Roma (NEV), 10 dicembre 2008 - In questa giornata che segna il 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, c'è una parola che “dovrebbe invadere il pianeta, risuonare in ogni dove, diventare assordante richiamo alle coscienze di tutti: vergogna!”. È quanto scrive la pastora Anna Maffei, presidente dell'Unione cristiana evangelica battista d'Italia (UCEBI), in una dichiarazione pubblicata oggi sul sito dell'UCEBI (www.ucebi.it). Vergogna, spiega Maffei, perché nel mondo il diritto alla vita è quotidianamente violato “per 923 milioni di persone che sono a rischio di morte per fame”. Vergogna, per l'indifferenza e il silenzio che circonda questa tragedia e ne accompagna tante altre dallo Zimbabwe al Congo, dal Bangladesh all'Etiopia.
Simbolo delle “genti dimenticate” e “dell'amnesia collettiva dei popoli ricchi verso i dannati della terra” è, secondo Maffei, lo Zimbabwe. Le notizie che giungono attraverso la Convenzione battista dello stato africano mostrano come in Africa il diritto alla vita si spenga con la stessa facilità della fiamma di una candela sotto i colpi della pandemia dell’AIDS, ”che non si arresta perché non ci sono medicine e gli ospedali stanno chiudendo”, e dell’epidemia di colera che “non si può fermare perché l’acqua è inquinata e non ci sono disinfettanti”.
Dunque, vergogna, anche perché in Italia le preoccupazioni riguardo all'attuale crisi economica ci fanno rimuovere la preoccupazione per il diritto umano alla sopravvivenza, “violato milioni di volte ogni giorno da qualche altra parte nel mondo. A questo proposito - ha concluso Maffei -, secondo la finanziaria 2009 l’Italia stanzierà per la cooperazione allo sviluppo soltanto lo 0,2% del PIL, 170 milioni di euro in meno rispetto al 2008, trasgredendo all’impegno preso in ambito internazionale di raggiungere gradualmente la percentuale dello 0,51% entro il 2010. Anche di questo, come di tanto altro, dovremmo collettivamente vergognarci”.