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Eluana Englaro
Reazioni dei protestanti italiani
Roma (NEV), 19 novembre 2008 - "La decisione della Corte di cassazione sul caso Eluana Englaro va nella direzione della tutela della volontà personale di ciascuno: è un atto di giustizia e civiltà che finalmente risponde anche all'amore dei genitori per i propri figli", ha dichiarato il 14 novembre il pastore Domenico Maselli, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI). "Si rende ora ancora più necessaria una legge sul testamento biologico. Siamo colpiti - ha aggiunto Maselli - da come per 16 anni si è potuto insistere ad ignorare la volontà chiaramente espressa da Eluana, e come alcuni credenti possano affidarsi più volentieri ad una macchina che all'azione del Signore, il quale è sempre pronto ad accogliere i suoi figli. Come cristiani siamo convinti che la lunghezza della vita non debba essere decisa da noi e, soprattutto, che dobbiamo realizzare la promessa di Gesù: avere vita in abbondanza. Pensiamo forse che il Padre celeste ci offra dopo la morte una vita peggiore di quella dataci dalla macchina? Teniamo ad esprimere la nostra vicinanza e rinnoviamo le nostre preghiere per la famiglia Englaro che affronta un altro momento eccezionalmente difficile e doloroso", ha concluso Maselli.
Roma (NEV), 19 novembre 2008 - "La sentenza che autorizza a sospendere il trattamento di alimentazione e idratazione che tiene in vita Eluana Englaro non può che essere accolta con sollievo, ma senza alcun trionfalismo. Si deve esprimere innanzitutto solidarietà umana e cristiana nei confronti della famiglia Englaro, coinvolta in una scelta tragica", sono le parole di Luca Savarino, coordinatore della "Commissione della Tavola valdese per i problemi etici posti dalla scienza" (Commissione bioetica), a seguito della decisione della Corte di Cassazione sul caso Englaro dello scorso 13 novembre. All'Agenzia stampa NEV ha rilasciato la seguente dichiarazione:
"Si conclude una vicenda dai tratti paradossali: è paradossale che ad esprimere dubbi sulla possibilità di ricostruire adeguatamente la volontà di Eluana siano proprio coloro che si dicono contrari all’approvazione di una legge sul testamento biologico. E’ paradossale che a ricordare il fatto che Eluana andrà incontro a una morte atroce, la cui atrocità potrebbe essere alleviata, siano proprio coloro che si dicono contrari a un dibattito serio ed approfondito sull’eutanasia. Ritengo doveroso ribadire la posizione, mia personale e della Commissione bioetica della Tavola valdese, a sostegno della libertà di cura, che è sempre e contestualmente libertà di rifiutare la cura. La libertà individuale non va guardata con sospetto, non va identificata con l'arbitrio, va esercitata e rispettata. La mia speranza è che questa sentenza pungoli le coscienze e solleciti l’approvazione, da parte del Parlamento italiano, di una legge sulle direttive anticipate di fine vita".
Il Sinodo delle chiese metodiste e valdesi, massimo organo decisionale della piccola minoranza cristiana italiana, nell'agosto del 2007 aveva votato all’unanimità un ordine del giorno presentato dalla Commissione bioetica a favore di una legge sulle direttive anticipate di fine vita, meglio conosciute come “testamento biologico”. I 180 delegati, pastori e laici, hanno ritenuto che sia “principio di civiltà dare voce, attraverso una legge, alle scelte del malato compiute con coscienza e volontà e in previsione di una futura incapacità nell’esprimere validamente il suo pensiero”.
(Per approfondimenti vedi http://www.chiesavaldese.org/pages/attivita/bioetica.php).
Roma (NEV), 19 novembre 2008 - Proponiamo in anteprima l’articolo che verrà pubblicato sul prossimo numero del settimanale delle chiese battiste, metodiste e valdesi “Riforma”. L'autore, Ermanno Genre è professore di teologia pratica alla Facoltà valdese di teologia di Roma e membro della Commissione bioetica della Tavola valdese.
La sentenza della Cassazione sul caso Englaro ha chiuso, finalmente, una delle più tristi pagine della nostra vita repubblicana. Si poteva temere che le vili pressioni mediatiche potessero intimorire i giudici: non è stato così, e con questa limpida sentenza è stato ribadito lo stato di diritto della nostra democrazia. Ne respira anche la laicità dello Stato, bene prezioso per la libertà di tutti i cittadini e in particolare per la famiglia Englaro che ha portato la propria croce per oltre 16 anni; una croce pesantissima di per sé, e resa ancora più pesante dalle inaudite e ignobili invettive pronunciate da persone irresponsabili e ciniche, del mondo politico come di quello religioso.
Quanti giudizi… e da quali pulpiti!
Cara famiglia Englaro, ora non possiamo che rivolgervi questo augurio: che l’amore che avete saputo dare alla vostra figlia continui a vivere dentro di voi e sia la forza della vostra vita, al di là delle tante parole-pietre prive di misericordia che vi sono state lanciate contro; e che possiate finalmente elaborare questo lutto difficile. Ma sentitevi anche accompagnati dall’affetto di molte persone che non si sono mai permesse di giudicarvi e che vi hanno capito.
La sentenza della Cassazione non ha chiuso il dibattito su che cosa si debba intendere per vita umana, al contrario, lo ha mantenuto aperto. È un caso che ora vi sia grande fretta di varare una legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento? Al di là di questa affrettata sensibilità che sembra volersi contrapporre alla sentenza della Cassazione, come mai è cresciuta, in questi anni, l’attenzione a questa specifica questione?
Certamente il caso Welby e ora il caso Englaro hanno avuto una funzione di coscientizzazione di massa.
Dal momento in cui la tecnologia medica applicata al corpo umano ha fatto esplodere definitivamente il confine tra natura e vita, questa rottura ha modificato bruscamente e brutalmente l’immaginario del morire, della medicina e del medico. Questi ultimi possono essere amici, ma possono diventare dei potenziali nemici. E se dovesse succedere a me ciò che è successo a Eluana e a tante altre persone che sopravvivono in quelle condizioni? È ancora una società umana, una società che mi impone di continuare a vivere in condizioni di totale incoscienza, senza più relazioni con chi mi sta vicino? Uno stato vegetativo permanente (di questo si tratta) è ancora vita? Che senso può mai avere insistere sul principio astratto (e ideologico) di non-disponibilità della vita quando la vita stessa non è più disponibile per chi la vive?
Che senso può avere il principio di inviolabilità della vita quando quella vita è stata violata e distrutta dal male? La posizione dello Stato Vaticano e della gerarchia cattolica costituiscono veramente uno “straniero morale” inaccettabile per una comprensione evangelica della vita quale ci è testimoniata nelle Scritture. Qui non c’è alcun “evangelo della vita” ma l’esigenza di fare spazio alla vita dell’evangelo, al suo messaggio di liberazione e di promessa. C’è ancora spazio per pronunciare dei giudizi? L’invito evangelico a “non giudicare” richiede piuttosto la nostra conversione: sapere ascoltare la sofferenza e il dolore che gridano al cielo e cercano dei volti umani capaci di condividerli.