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agenzia stampa NEV |
17 febbraio
Il presidente del Senato Renato Schifani scrive alla moderatora della Tavola valdese
in occasione della “Festa della libertà” dei valdesi:
“La vostra cultura religiosa un arricchimento per tutti gli italiani”.
Roma, 16 febbraio 2010 (NEV-CS06) - In occasione delle celebrazione del 17 febbraio – data dell'emancipazione dei valdesi nel 1848 - il presidente del Senato, Renato Schifani ha inviato un messaggio alla moderatora della Tavola valdese, pastora Maria Bonafede: “Sono certo che ancora una volta – scrive la seconda carica dello Stato – questa festosa ricorrenza sarà per la vostra comunità l'occasione per raccogliersi in una riflessione profonda capace di cementare attraverso la rievocazione di un così significativo momento storico, la coscienza di una forte identità e la rivendicazione di un travagliato percorso di emancipazione. La nostra Costituzione – prosegue il presidente del Senato – nell'affermare con decisione i principi dell'assoluta eguaglianza dei cittadini indipendentemente dalla loro fede religiosa e dell'eguale libertà di culto, ha posto un puntello essenziale di democrazia e direi di civiltà 'umanistica' prima ancora che giuridica, il cui valore deve essere ribadito senza esitazioni. Il modello delle chiese valdesi e metodiste, in particolare, con il suo rigore morale e la sua profondità di fede, merita di essere rispettato e difeso nel quadro della conservazione di una cultura religiosa che sia di arricchimento per tutti gli italiani”.
Con le “Lettere Patenti” re Carlo Alberto di Savoia il 17 febbraio del 1848 concesse i diritti civili e politici ai valdesi ponendo fine a secoli di discriminazione. Ogni anno i valdesi, e insieme a loro molti altri evangelici, celebrano questa ricorrenza promuovendo dibattiti ed incontri sui temi delle libertà religiose e civili. Tradizionalmente nelle “Valli valdesi” del Piemonte, nella serata del 16 febbraio vengono accesi dei falò che ricordano la trepidazione e la gioia con cui questa comunità di fede ricevette la notizia dell'emancipazione. Questa sera nelle “Valli valdesi” saranno centinaia i fuochi che illumineranno il buio della notte, mentre domani nelle chiese valdesi sarà celebrato il culto.
Il nome valdese deriva da Valdo (o Valdesio), mercante di Lione morto attorno al 1215, iniziatore di un movimento pauperistico laico (i poveri di Lione) che si diffonde come movimento di protesta ecclesiale in Italia e in Europa, dove diventa fino al XVI secolo uno dei filoni del dissenso presente nella cristianità occidentale e dove è anche oggetto di numerosi processi da parte dell'Inquisizione, condanne, persecuzioni e stragi. I valdesi sopravvissuti nelle valli del pinerolese aderiscono nel 1532 alla Riforma protestante e si strutturano come una chiesa riformata, in comunione con le altre chiese sorte dalla Riforma. Perseguitati a più riprese, isolati per tre secoli nel loro ghetto alpino, oggetto di tentativi di sterminio in massa nel 1655 e nel 1686, i valdesi ottengono le libertà civili e politiche soltanto nel 1848. Da allora, essi diventano una delle componenti del mondo evangelico italiano, con una forte carica missionaria che li vede diffondersi in tutto il paese. Nel 1975 un Patto di Integrazione ha sancisce l'unione in un unico sinodo delle chiese valdesi con quelle metodiste. Le due chiese integrate si presentano con il nome di "Chiesa evangelica valdese - Unione delle chiese valdesi e metodiste", con un unico organo esecutivo, la "Tavola valdese". Alle chiese valdesi e metodiste fa capo una popolazione complessiva di circa 30.000 persone, distribuita in 130 chiese locali, di cui 4 in Svizzera, con più di 100 pastori e pastore in servizio (www.chiesavaldese.org).
Per informazioni: Agenzia NEV - Notizie Evangeliche Federazione delle chiese evangeliche in Italia tel. 06/48.25.120 fax 06/48.28.728 e-mail: Agenzia Stampa NEV
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